Il Progetto

Ero una mina, oggi sono vita

Il Progetto

Ero una mina

Ieri ero morte.

Ero minaccia subdola, ero strumento di guerra.
Ero tattica distruttiva ai danni di un popolo innocente.

Ieri, ero stata fabbricata per infondere paura, per portare distruzione.

Ero stata scelta, negli anni ‘80, come strumento “di dissuasione” nella guerra tra Khmer Rossi e Vietnam.

Ieri, ero una mina antiuomo, mimetizzata sotto terra e rimasta inesplosa per anni.

Chi mi ha trovato è stato fortunato, non gli sono esplosa in faccia, come succede tante volte.

Troppe.

Dai 4 ai 6 milioni di mine ancora dormienti in Cambogia.

Così ettari ed ettari di terre che potrebbero dare frutto e mantenere una popolazione tra le più povere al mondo, rimangono incolte, abbandonate.

La gente ha paura.

Ma la necessità di procurarsi cibo o legna spesso fa addentrare le persone nel bosco.

Le amputazioni, le mutilazioni sono ancora all’ordine del giorno, e la campagna di sminamento promossa dal governo e dalle ONG è lunga…

Ieri ero morte.

Oggi… oggi sono vita.

Sono occasione di speranza, promessa di futuro.
Segno di bellezza, strumento di riscatto.

Oggi, sono stata individuata, nella terra umida che mi aveva inghiottita molti anni prima.
Isolata l’area intorno a me, sono stata disinnescata.

Mi hanno venduta per pochi soldi.
Da lì è cominciata la mia nuova vita.

Delle mani sapienti mi hanno martellata, trasformata in sottile lamina di metallo, e poi lavorata, modellata, e mi è stata data una forma e una lucentezza nuove.

Oggi sono vita.

Sono stata riciclata per diventare una collana, un paio di orecchini, un anello, oggetti di ottone finemente cesellati, leggeri ed eleganti.

Igino Brian, un orafo italiano originario di Vicenza, nel 2005 ha aperto una scuola orafa a Phnom Penh, la capitale cambogiana, dove accoglie ragazzi di strada per insegnare loro l’arte del fare gioielli.

Anni prima, avendo conosciuto la Cambogia attraverso alcune esperienze di volontariato, aveva scelto di adottare un ragazzo cambogiano.

Ma non era abbastanza, sentiva crescere dentro di sè “un silente richiamo d’aiuto” da quella terra.

Così, anni dopo, aveva preso l’importante decisione di trasferirsi in Cambogia, per essere più vicino ad una popolazione che aveva nel cuore, e aiutarla concretamente con un progetto ambizioso e lungimirante.

Trasmettere delle competenze professionali, insegnare un mestiere a dei giovani per farli uscire dalla miseria.

Oggi sono vita.

Sono slancio verso un mondo di possibilità.

Sono bellezza negli occhi di chi nella vita ha conosciuto solo squallore.

Povertà estrema, giornate passate per strada o in discarica, a raccogliere rifiuti.

Oggi la scuola-laboratorio che crea gioielli con mine e bossoli di mortaio è diventata anche una casa famiglia, con 4 alloggi dove vengono accolti i ragazzi che non hanno altra sistemazione.

Oggi sono vita. Sono un fiore sbocciato su una ferita di guerra.